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Giuseppa Mauro

Didattica e Informatica

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Da anni il computer ha invaso gli Istituti scolastici e secondo una linea di tendenza questo strumento dovrebbe fare miracoli nella didattica.In particolare mi riferisco all'insegnamento della chimica.

Penso che il computer sia uno strumento di cui fare uso soltanto dopo che gli studenti hanno compreso il concetto e il meccanismo di un dato processo.

Più che al computer non pensate che si dovrebbe ripensare alla metodologia didattica, riconsiderare gli approcci alla disciplina e i contenuti?.

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Effettivamente il computer è entrato in maniera trionfalistica in parecchie scuole con una sopravalutazione che porta a considerarlo una panacea alla didattica. A mio parere, ciò è esagerato. Si corre il rischio, ad esempio, di dare per scontate certe informazioni, laddove una certa dialettica tra insegnante ed allievo dirimerebbe meglio e più profondamente punti controversi.

In verità, a me sembra, per quanto riguarda la Chimica almeno, le cose stanno un pò diversamente. C'è piuttosto bisogno per la Chimica di un rinnovato interesse. E temo che in questo momento, della cattiva opinione della Chimica, si dia troppo la colpa alla classe degli insegnanti. Anch'io sono stato insegnante di Chimica e di colleghi che avevano la capacità di trasmettere qualcosa agli allievi,senza l'aiuto del computer, ne ho incontrati parecchi.

Non dimentichiamo che la scuola è formata da due controparti : da una parte i docenti e dall'altra i discenti. Il docente deve essere una sorta di coltivatore che, nella prospettiva di un raccolto eccellente, semina al momento giusto su un terreno il cui humus è quello giusto per granulosità, morbidezza, umidità e quant'altro ancora.

Personalmente ho avuto l'opportunità di sperimentare un approccio alla Chimica nelle prime due classi di una scuola elementare e posso dire che la rispondenza degli allievi si percepiva non appena il discorso si faceva attuale ed adeguato alle

loro capacità cognitive.

In questi tempi, per una ingiustificata (o giustificata, per alcuni) ignoranza la Chimica,nella società che ci circonda,non gode di buona fama.Di tutto ciò viene permeata la mente dei discenti i quali manifestano un crescente, a dir poco, disinteresse.

Ben venga allora l'uso del computer per illustrare meglio certe tematiche che il docente potrebbe trattare solo in maniera molto approssimata, ma solo quando da parte degli allievi ci sia disponibilità all'approccio alla Chimica, disponibilità che sia frutto di una preesistente trattazione dell'argomento, di un bisogno interiore di approfondire meglio alcuni concetti, di accrescere le proprie competenze confrontandole con quelle di altri, tutto questo grazie ad una molto più benigna considerazione che il mondo che ci circonda potrebbe accordare alla Chimica. L'uso del computer,però secondo me, dovrebbe cominciare, dalle scuole superiori.

Per un tal clima di collaborazione tra le due parti io credo che non occorrerebbe più saltare da una riforma all'altra senza mai raggiungere quegli obiettivi prefissati che invece, in questo momento, diventano sempre più confusionari e lontani.

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Risposta a Di Piazza 1°

La connotazione negativa della chimica a livello di comunicazione sociale deriva,a mio parere, da diversi fattori fra cui i seguenti sono determinanti.

1) La errata valutazione del sapere scientifico e del suo valore sociale.

2) Gli Organi Istituzionali che non hanno mai sostenuto l’insegnamento delle discipline

scientifiche e della chimica in particolare.

3) Enti e soggetti altri che avrebbero dovuto difendere la Chimica e la qualità del suo insegnamento nella scuola.

Riguardo al 1° punto:gli alunni fin dalla scuola dell’infanzia dovrebbero essere “educati”

all’acquisizione del sapere scientifico. E così si creerebbe quell’”humus” necessario a comprendere, nella verticalità degli studi, la chimica e quindi a valorizzarne l’enorme contributo che questa scienza dà alla migliore qualità della vita.

A proposito della tua esperienza nella scuola elementare scrivi che notavi che “la rispondenza degli allievi non appena il discorso si faceva attuale….”.

“Attuale” equivale ad argomenti legati alla realtà in cui i bambini vivono?

Se questa mia interpretazione è corretta,aggiungo che i docenti (e non solo di chimica) dovrebbero sempre collegare quanto trattano nelle loro lezioni ai problemi e agli eventi che si vivono giornalmente; di già questo renderebbe viva e quindi accettabile la disciplina.

Sappiamo che il monte ore di cui dispone un docente di chimica,è limitato,ma probabilmente sarebbe bene selezionare con oculatezza gli argomenti da trattare e tenere sempre presente la realtà in cui si vive.

Per quanto attiene all’uso del computer, mi piace pensare che esso è uno strumento e come tale va usato possedendo delle conoscenze, altrimenti le operazioni con tale mezzo tecnologico non aiuteranno molto gli alunni, perché questi non sapranno orientarsi anche nella ricerca di integrazione e/o arricchimento.

Voglio sperare che i docenti non trattino gli argomenti in “maniera molto approssimata” e sempre, ovviamente, relativamente alla fascia scolare interessata.

Sono d’accordo con te quando affermi che il computer va usato nella scuola superiore.

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Due temi si sono intrecciati in questa discussione:

- l'uso delle nuove tecnologie nella didattica della chimica,

- l'immagine della chimica nella nostra società.

Riguardo a quest'ultimo punto, sono perfettamente d'accordo sul fatto che l'immagine molto negativa della chimica che si è andata costituendo nella nostra società nuoccia gravemente sulla motivazione dei nostri studenti, motivazione già compromessa dalla nomea di materia molto difficile che (giustamente) l'accompagna.

Certo sarebbe meglio che i ragazzi fossero consapevoli dei tanti benefici – oltre che dei danni – che vengono dalle conoscenze scientifiche e tecnologiche, in campo chimico in particolare; ma non se ne può fare una conditio sine qua non per l'uso delle nuove tecnologie nella didattica della chimica. Bisogna operare per creare un contesto culturale più favorevole allo studio della chimica mentre si sperimenta l'uso delle nuove tecnologie.

Dall'idea che basti utilizzare computer, internet e prodotti multimediali per migliorare sic et simpliciter la qualità della didattica, credo che siamo un po' tutti sufficientemente vaccinati perchè esperti di grande prestigio ce l'hanno detto (vedi Antonio Calvani - Nell'illusione tecnologica c'è un pericolo per chi insegna - Telèma n.12 – 1998 - http://www.fub.it/telema/AUTORI/AutoriC.html#Calvani ). Si tratta invece di portare avanti una riflessione – che è appena agli inizi – su modi e tempi più opportuni per un uso efficace delle nuove tecnologie.

Entrando nel merito della questione, non credo che l'uso delle nuove Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (TIC) - che comprendono il computer, ma certo non si esauriscono in esso - debba venir dopo il momento in cui gli studenti hanno compreso concetti e meccanismi relativi ad un dato processo. Perchè rinunciare a priori all'uso di un potente strumento come le TIC che può essere utilizzato per aiutare gli studenti nella comprensione – così difficile – dei concetti e dei meccanismi dei processi chimici?

Semmai non dobbiamo puntare esclusivamente su di essi; e non dobbiamo neanche porli in posizione secondaria rispetto al laboratorio, che deve essere – quando possibile – il punto di partenza di ogni discorso sulla chimica.

La possibilità di utilizzare le TIC mette in discussione consolidate metodologie didattiche. La sfida è mettere a punto una metodologia didattica che preveda l'uso delle TIC, una metodologia in cui le TIC non vanno semplicemente a migliorare le attività che si facevano prima - lasciandole inalterate nella sostanza -, ma le mettono in discussione, le modificano, ne creano di nuove.

Non è facile, non è semplice, ma non facciamoci condizionare dal mito del buon tempo antico ( “Quando non c'erano computer tutto andava ugualmente bene, forse meglio” ). Ciò porterebbe la scuola – e gli insegnanti in particolare – a far aumentare il solco che separa ciò che si studia e si fa dentro la scuola, e ciò che si usa e si fa fuori della scuola. Sarebbe tragico che mentre si constata che l'uso del computer produce in tutte le attività decisi miglioramenti in termini di efficacia e di efficienza, nella scuola semplicemente se ne ignorasse l'esistenza.

Quando iniziare ad utilizzarlo? Con le dovute cautele, da subito. La cautela deve essere posta nel fatto che l'uso del computer non deve impedire l'acquisizione di determinate abilità: la capacità di scrivere una relazione, impostare un calcolo, fare un grafico, fare una titolazione deve sicuramente precedere l'uso di un programma di elaborazione testi, un foglio di calcolo, un software di simulazione delle attività di laboratorio; ma una volta in possesso delle abilità, nulla vieta che – a qualsiasi età – usando un computer si migliori l'aspetto della relazione, si facciano più rapidamente i calcoli, si costruiscano più velocemente i grafici, ci si alleni a svolgere attività di laboratorio.

Rocco Cangialosi

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Condivido la tua affermazione di non mitizzare il “tempo antico”, ma penso che sia anche il caso di non puntare molto o tutto sull’uso dello strumento tecnologico e sulla multimedialità nella didattica.

Calvani scrive “L’impiego dei libri multimediali diventa perciò tanto più utile quanto più il soggetto conosce la materia……”.

Questa affermazione,a mio parere, vale anche nel processo di insegnamento/apprendimento.

Anche una ricerca in internet sarà proficuamente indirizzata se si possiede la conoscenza

essenziale dell’argomento.

Condivido anche la tua opinione sull’efficienza ed efficacia del “computer” in altre attività ma non pensi che la scuola si fondi su percorsi ed esigenze diverse da quelle di una azienda o similare?

Per esempio il mezzo tecnologico aiuta a costruire gradualmente e in modo critico la conoscenza o è un “aiuto” al processo logico?

Attraverso dibattiti sulla didattica, mi pare di desumere che l’iniziale entusiasmo sull’uso delle TIC nella didattica stia un po’ scemando visti i risultati ottenuti.

Comunque credo che del passato dobbiamo conservare ciò che riteniamo valido

In quanto a “l’immagine della Chimica nella nostra società”, rimando al mio secondo messaggio in

questo Forum e su cui gradirei avere il parere tuo e di altri colleghi.

:unsure:

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L'uso dei libri multimediali nasconde delle insidie. Uno studio non sistematico - ma per salti (link), come quello che si fa con i multimedia – se da una parte consente di sodisfare le nostre curiosità ed esigenze immediate, dall'altra non garantisce che tutte le parti concettualmente qualificanti siano stati toccate, e che siano toccate con progressione graduale di difficoltà.

Seguendo i link, il lettore può disorientarsi, se non riesce ad inquadrare quel dato argomento in un tema più ampio; può “trovarsi intrappolato in percorsi non desiderati, che non comprende”. E' opportuno perciò che lo studio su multimedia non sostituisca, ma segua uno studio sistematico fatto con tecnologie classiche.

Anche il fare una ricerca su Internet può sembrare più facile – e perciò più semplice – di quanto in realtà sia: oltre a richiedere delle conoscenze di base analoghe a quelle necessarie per una qualunque ricerca, richiede la capacità di distinguere siti – e quindi documenti – affidabili, da siti che non danno alcuna garanzia della bontà delle informazioni trovate.

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